Il creator è diventato un vero e proprio mestiere e vale 10 punti al gioco “nomi, cose e città”

Nell’immaginario collettivo una persona creativa si identifica di solito in un soggetto strambo, alle volte eccentrico, con la testa tra le nuvole, gli occhi pieni e stanchi, con la naturale attitudine all’eccesso.
E talvolta è così. Ma anche no. È proprio questo il bello, non ci sono delle regole prestabilite, delle categorie in cui essere incasellati o delle etichette che penzolano dalle maniche della giacca.
Oggi più che mai, la fusione della creatività con la tecnologia ha reso tutto più semplice. È più facile coinvolgere il pubblico quando creatività e tecnologia interagiscono perché la tecnologia ha permesso la velocità della condivisione, l’accesso al mondo, la ricerca e la comunicazione.
La creatività ha cambiato faccia ed è diventata, per molti aspetti, funzionale al raggiungimento di un obiettivo. Per esempio riuscire a creare messaggi accattivanti e coinvolgenti tramite la creatività è il requisito fondamentale per ogni campagna pubblicitaria di successo di un brand e la facilità di accesso alle informazioni sul target da raggiungere alimentano lo sviluppo creativo e consente la creazione di esperienze in grado di suscitare l’interesse dei consumatori, detentori del potere d’acquisto. Imperatori del mercato.
Il creator è diventato un vero e proprio mestiere e vale 10 punti al gioco “nomi, cose e città”. Quanto però “ciò che funziona” confina l’estro e detta regole in uno spazio in cui i limiti servono solo per essere superati?
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