Il Marketing Tribale trasforma il Brand in un aggregatore di persone

Il marketing tribale è figlio della modernità e inizia a farsi strada con l’avvento della “globalizzazione”.
Gli individui sono sempre meno legati alla territorialità e a grandi ideali e cercano sempre nuove forme di aggregazione.
Il marketing tribale trasforma il brand in un aggregatore di persone, in modo tale che abbiano in comune uno stile di vita legato a un prodotto.
I rituali, nelle tribù, sono raggruppati in cinque famiglie: cose, abiti, spazi, parole e immagini. Ogni offerta destinata ai membri deve essere un’occasione per rafforzare il legame. Cosa si può offrire ai membri della tribù affinché succeda? Questa è la domanda da porsi.
Al centro della strategia c’è l’ascolto della community e la fidelizzazione dei clienti così che il brand diventi il nuovo feticcio attorno a cui la tribù si riunisce, si riconosce e ambisce a far parte del mondo del marchio in cui ormai si identifica.
Il brand deve essere capace di formare delle comunità, supportarne lo sviluppo e rafforzarle dall’interno affinché si autoalimentino. Il marchio deve essere coerente, con identità e valori ben definiti e ben comunicati. Solo così gli individui possono riconoscersi in esso e aggregarsi intorno ai suoi valori.
Apple, Harley Davidson, Starbucks sono esempi di marketing tribale perché basano grand parte delle loro strategie sull’ascolto della community che si fidelizza sempre di più e contribuisce, consapevolmente o meno, al miglioramento del prodotto. Sono simboli di precisi stili di vita, di appartenenza a gruppi ben definiti di persone ed è proprio questo il sistema che funziona e che alimenta il circolo virtuoso di un business in crescita.
Allora chiediti: come può il mio prodotto diventare oggetto del desiderio di una precisa tribù?
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